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1951-2021: 70 anni dall’inizio delle riprese a Brescello, altre curiosità.

70 ANNI DALL’INIZIO DELLE RIPRESE.
Altre curiosità.

Nel primo articolo del nostro blog sui 70 anni dell’inizio della riprese di “Don Camillo” vi abbiamo parlato dell’atmosfera che si respirava nel 1951 per l’arrivo della troupe internazionale, dell’inizio delle riprese il 6 settembre, e di alcune testimonianze di nostri concittadini brescellesi. Ma gli aneddoti tramandati di persona o presenti sui giornali dell’epoca (che come già detto diedero grande risalto a quell’evento) sono tantissimi. In questa seconda puntata ve ne sveleremo altri.

LA SCENA DEL COMIZIO.
Come sapete una delle prime scene di “Don Camillo” vede il neo-sindaco Giuseppe Bottazzi tenere un comizio, in una Piazza Matteotti gremita, dopo le vittoriose elezioni comunali di Brescello del 1946.Proprio questa scena fu la prima di grande impatto per la popolazione locale. “La piazza Matteotti, sebbene fosse giorno di mercato, era tutta sgombra e a disposizione della Produzione film Amato -Rizzoli. Fin dalle prime ore v’era un’insolita animazione: donne con le gonnelle o i fazzoletti rossi scarlatti si recavano nervosamente chi di qua chi di la, esprimendo grande attesa per la manifestazione delle forze del popolo. Vi erano anche tanti uomini di tutte le età e di tutte le condizioni con il prescritto fazzoletto rosso al collo o nel taschino del panciotto con atteggiamenti caratteristicamente risoluti. Attendono il capo: Peppone. Finalmente questi arriva e tutti, uomini e donne, si inquadrano per quattro. In testa v’è Peppone nella persona di Gino Cervi, rientrato nella troupe degli artisti dopo una breve pausa di incertezza. Davanti a Peppone sventola la bandiera con falce e martello. Passa il corteo e dalla folle gremisce i lati della piazza partono applausi al vessillo” Questa la descrizione tratta da “La Gazzetta di Reggio” del 15 settembre 1951sull’inizio delle riprese della scena del comizio. Abbiamo voluto riportarvela interamente per far trasparire l’emozione che si respirava in quei giorni e per sottolineare che, la cronaca di quella giornata, dipinge il tutto quasi come se fosse una scena di vita pubblica realmente accaduta. Per quelle prime riprese di “massa” a Brescello convennero molte persone dalle vicine provincie di Parma e Mantova.

LE SPESE DELLA TROUPE.
Un’altra curiosità ritrovata nei quotidiani dell’epoca è quella relativa al costo giornaliero della produzione Amato – Rizzoli. Un dato che può farci capire l’impatto fortissimo che ebbe l’inizio delle riprese su un piccolo paese del dopo guerra. “Un regista, quattro assistenti registi, un operatore due assistenti operatori, un tecnico del suono, otto elettricisti, sei macchinisti, sei attrezzisti, due sarte, una costumista, due truccatori, un cassiere, un amministratore, tre ispettori, un architetto, uno scenotecnico, venticinque operai scelti in loco” .Queste le figure che, quotidianamente, lavoravano al film per un costo di circa2.000.000 di lire al giorno per i soli servizi. Una cifra che, attualizzata ai giorni nostri. sarebbe pari a circa 35.000 € al giorno.

IL PIGIAMA DI GUARESCHI.
Tra le storie legate a quel primo anno di riprese brescellesi una tra le più incredibili riguarda Giovannino Guareschi. L’autore del “Mondo Piccolo” prese alloggio, nel settembre del 1951, presso il domicilio di Don Alberici, parroco di Brescello, per seguire quotidianamente i ciak della trasposizione cinematografica della sua opera. Al tempo lo scrittore, spesso sulle pagine dei quotidiani locali per le polemiche che il film aveva scaturito a livello provinciale sia con la diocesi, che con il partito comunista di Reggio Emilia, era molto conteso, invitato a eventi mondani, conferenze e interviste quasi ogni giorno. Verso la metà di settembre Giovannino venne invitato ufficialmente a una serata danzante, come ospite d’onore, presso il CUR, confraternita goliardica con sede a Reggio Emilia. Come spesso accadeva Guareschi non si presentò alla serata. Tre studenti universitari del CUR (Coruzzi, Albertoni e Carboni) non vedendolo arrivare, partirono alla volta di Brescello in automobile. Giunti a Brescello si recarono presso l’abitazione di Don Alberici ma non trovarono lo scrittore in casa. Corruzzi vide, sul letto della camera dove dormiva lo scrittore, un elegante pigiama di seta e pensò bene di prenderselo lasciando un biglietto di avvertimento, in cui si riportava che, il pigiama sarebbe stato restituito solo se il legittimo proprietario:1. Si sarebbe recato a Reggio Emilia per presenziare a una festa goliardica2. Avesse scritto sul “Candido” la storia del suo indumento “smarrito”.3. Avesse praticato ad una cena conciliativa con i suddetti goliardi. In caso contrario la giacca sarebbe stata divisa in tre parti, ciascuna delle quali sarebbe stata presa da uno dei partecipanti all’ “Impresa di Brescello” mentre i calzoni sarebbero serviti alla loro confraternita come vessillo dell’organizzazione.

Come potete notare i retroscena, gli aneddoti e le curiosità su quel meraviglioso primo anno di riprese non mancano, anzi, ogni giorno attraverso le nostre ricerche ne troviamo nuove ed esilaranti.
Continuate a seguirci su questo blog perchè non finiscono qui!