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“Ici, ici voilà le pays”.

“Ici, ici voilà le pays”
La scelta di Brescello.

“Ici, ici voilà le pays”, è in francese la prima esclamazione che decretò, nel 1951, la scelta di Brescello come set e ambientazione della saga guareschiana di Don Camillo.
Non esiste nessun riferimento al paese della bassa reggiana prima di questa frase ma…andiamo con ordine.

LA TRASPOSIZIONE CINEMATOGRAFICA.

Il primo racconto con protagonista Don Camillo, scritto da Giovannino Guareschi, comparve sul numero natalizio della rivista “Oggi” nel 1946.
Da subito, i racconti del prete e del sindaco comunista, divennero un appuntamento fisso della rivista, seguiti da milioni di lettori.
Questo successo contribuì alla nascita della raccolta di racconti che oggi conosciamo con il nome di “Mondo Piccolo”.
Le traduzioni internazionali e le milioni di copie venduti dei primi libri della saga convinsero il proprietario di Cineriz, Angelo Rizzoli, a far si che quei due personaggi, così amati dal pubblico, avessero la loro trasposizione cinematografica.
Rizzoli, insieme a Giuseppe Amato, suo socio e altro pilastro della produzione cinematografica del tempo (suocero peraltro di Bud Spencer), iniziarono
a lavorare, non senza difficoltà, per dar luce alle pellicole tratte da “Il Mondo Piccolo”.
Dopo le iniziali difficoltà, si scelse di percorrere la strada di una co-produzione francese, che portò alla scelta di un noto regista transalpino alla direzione
delle riprese: Julien Duvivier.

LE SCELTE DI DUVIVIER.

Il regista d’oltralpe si dimostrò, da subito, molto determinato nel portare avanti le proprie scelte, creando spesso malumori nella neonata produzione.
Sono da attribuire a Duvivier le modifiche alla sceneggiatura originale, che tanto fecero imbestialire Guareschi, e l’imposizione di Fernandel come uno dei protagonisti, poiché i due avevano già lavorato insieme in patria.
Ci fù però una scelta del regista che più di tutte cambiò la storia del Mondo Piccolo: quella di dare un nome al paese in cui si sarebbero svolti i racconti
cinematografici.
Nei suoi libri Guareschi, anzi solo nel primo racconto, parla di Don Camillo come “Arciprete di Ponteratto”, comune immaginario della bassa, probabilmente parmigiana, in cui l’autore viveva e si immaginava si fossero svolti i fatti.
La troupe, quindi, iniziò a visitare i comuni dove Giovannino era nato e avrebbe voluto fossero ambientati i film: Fontanelle, Roccabianca, Polesine, Busseto.
Duvivier, però, aveva ben chiaro il “paese” e nessuno di quelli visitati nella bassa parmigiana rispondeva ai suoi requisiti.
Il regista, ostinato, non si lasciava convincere.
Voleva scovare il paese che aveva in mente lui, con una topografia elementare: “la piccola piazza con la Chiesa, la canonica e il Comune riuniti, i portici, una strada che da quella semplice piazza portasse ai lunghi e maestosi argini del Fiume”.

ECCO FINALMENTE IL PAESE!

La determinazione di Duvivier convinse la produzione, e un riluttante Guareschi, a visitare altri luoghi, limitrofi, ma della bassa reggiana che potessero
soddisfare le sue specifiche richieste.
Il giorno seguente la Produzione, Guareschi e Duvivier arrivarono a Brescello .
Il regista fu folgorato dal sopralluogo, arrivò in Piazza Matteotti, vide la Chiesa, il Municipio di fronte e la via che dalla Piazza portava dritto agli argini del Po.
Esclamò: “Ici, Ici voilà le pays” (Ecco finalmente il paese!”)
Da quel momento, e per sempre, Brescello divenne il paese di Don Camillo e Peppone.

Bibliografia.

Ecco il paese che cercavo, L’ Europeo, 1951.
E. Aldoni – A. Setti, Guareschi buona la prima, Imprimatur, 2018.
Casamatta-Conti- Sassi, Don Camillo Peppone e il Crocifisso che parla, Mup, 2007.
Ecco il paese che cercavo, L’ Europeo, 1951.

 

1 commento su ““Ici, ici voilà le pays”.”

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